Sei in pensione: cosa fai tutto il giorno, ti annoi?

 

Riflessioni a ruota libera

Dal giorno 1 mi sono sentita fare questa domanda e credo per un motivo semplice. Molte persone sono spaventate dall’idea di smettere di lavorare e sono curiose di sapere come si vive, cosa si prova, se si è felici o se invece si sprofonda in una cupa depressione. Non c’è una risposta uguale per tutti perché la transizione da una vita lavorativa al pensionamento varia da persona a persona. È chiaro che più si è legati al lavoro e all’ambiente lavorativo o ci si identifica in una azienda, più è difficile il passaggio. Mi ricordo con quanto orgoglio entravo in quel palazzo, la Sede Centrale, sentivo i passi nei corridoi di legno: tutto odorava di storia, i grandi uffici, i quadri alle pareti, le gradi statue dei Presidenti del passato, la saletta rossa dove si prendevano le decisioni ad altissimo livello, la stanza del mappamondo riservata agli ospiti di spicco, la sala dei cimeli, ricca di oggetti che avevano segnato la storia aziendale.

Sì è vero, quando ho smesso di lavorare ci sono stati dei giorni in cui mi sono annoiata a morte e qualche volta continuo ad annoiarmi, ma se ci rifletto un po’ su……non capitava lo stesso anche prima? Non sempre tutti i progetti che seguivo erano entusiasmanti, non sempre i rapporti con i colleghi erano rose e fiori in una organizzazione così gerarchica e competitiva, anzi, a volte dovevo schivare i fendenti e andare avanti di fioretto. E che dire delle numerose pratiche burocratiche e rutinarie, spesso inutili e pallose.

 

Il problema vero, secondo il mio parere, non è la noia. È quel senso di disagio che deriva da una mancanza di identità professionale, di un riconoscimento sociale, di uno scopo, una purpose, di relazioni con i colleghi. Per colmare questi vuoti, sto cercando soluzioni attraverso l’apprendimento dagli altri, perché non siamo soli, molte persone hanno lottato prima di noi. Si tratta di trovare la propria strada in una società che, malgrado gli attuali trend demografici, tende a non valorizzare quella fascia di età che va dagli over 50 in su.

A proposito del riconoscimento sociale, leggevo un interessante articolo pubblicato da Active Longevity Institute relativamente al marketing e alla comunicazione, in cui si sostiene che nel nostro paese sembra che non valga la pena investire molto sul nostro segmento di età, salvo per prodotti specificamente destinati agli anziani, come paste per dentiere, trattamenti per la prostata e assorbenti per perdite urinarie. Effettivamente, se guardate la pubblicità in prima serata, provate a pensare quanti over 55 ci trovate; nello stesso articolo, César Enrique Morán di Forbes México dice che se un extraterrestre arrivasse da noi e dovesse fidarsi solo della pubblicità penserebbe che siamo una società di soli giovani. Sembra che i senior si siano ritirati dalla vita, non bevano birra, non guidino auto, non usino computer, in pratica, non esistano.

In questo contesto è chiaro che il senso della perdita di identità viene in qualche modo acuito. Sarà per questo che quando il mio dentista mi chiede come va il lavoro, io rispondo “bene grazie”? O quando devo fissare un appuntamento tendo ancora ad inserirlo in una fantomatica “pausa pranzo”? Sarà che nel mondo attuale vorrei essere rappresentata come vorrei essere vista? Sarà che non mi riconosco in quelle immagini un po’ fané che raccontano di fragilità e di svampitaggine?

È tempo di darsi una mossa, di incanalare le proprie energie verso qualcosa che abbia un vero significato. Tutto sommato, è la prima volta da decenni in cui le mie azioni non vengono dettate da motivi economici, dallo stipendio, ma decise e portate avanti da me alle mie condizioni. Posso decidere se passare la mia vita sul divano davanti alla TV o trovare una passione che mi traghetti dal successo professionale alla significatività del mio io. Mi ricorda una mia cara amica, Giorgia Nicholas – una counsellor che utilizza un metodo molto avanzato di “tecnologia intuitiva” (andate a vedere il suo sito www.soulconsulting.net)- che il linguaggio fa parte del mio pacchetto dono, delle mie skills. Potrei decidere di cantare (oddio no!) recitare (ni), fare da mentore (why not?), scrivere (yessss). Ho scritto molto in questi anni su argomenti diversi e attinenti alla mia precedente attività; è qualcosa che mi dà soddisfazione ed è uno dei motivi che mi ha spinto a iniziare questo blog. Per me, e per tutti coloro che possono trarre qualche spunto da quello che trasmetto e che hanno voglia di interagire.

E voi come la pensate? Vi annoiate in pensione o temete di annoiarvi quando il futuro diventerà presente?

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