La tribù è davvero fondamentale

No, non sto parlando degli Apaches.

Una volta chiusa la porta dell’ufficio dietro di voi, avrete bisogno di trovare nuove reti di conoscenze. Se vi aspettate che i vostri ex colleghi continuino a cercarvi, a parte qualche rara eccezione (molto apprezzata per quanto mi riguarda), vi sbagliate di grosso. Cambiano i ritmi, cambiano gli interessi, gli argomenti in comune. Quel gergo che vi legava in una sorta di cameratismo, piano piano, perde di significato. Quegli episodi, quei tormentoni che amavate ricordare nei momenti di convivialità, o nelle pause caffè, e che hanno segnato parte della vostra vita in ufficio, cominciano a non farvi più così ridere.

“Il dott. Tal dei Tali ha potuto constatare, durante la sua lunga missione, che nei territori direttamente coinvolti nel conflitto bellico, la tensione era massima”

E giù risate. 

Una volta dopo ogni evento, viaggio, riunione, erano d’obbligo relazioni lunghissime, redatte con ogni dovizia di particolari, ora rimpiazzate da presentazioni sempre più raffinate, molto smart. Slide con poco testo e molte immagini chiare ed accattivanti, con colori in palette.

Ma ne era valsa veramente la pena di spedire il dott. Tal dei Tali con la sua valigetta ventiquattrore griffata nel bel mezzo della guerra del Golfo? Leggendo il suo rapporto e ripensando alle nostre risate, penso proprio di sì. Era un modo semplice e innocente per tamponare gli effetti delle giornate no. Cosa avrebbe scritto il dott. Tal dei Tali nella sua prossima relazione? Quale chicca ci avrebbe riservato?

Nuova organizzazione, nuove forme di cameratismo

Quelle vecchie storie sono state rimpiazzate da altri fatti, nuovi personaggi, nuovi gerghi. In un’ambiente, in un’organizzazione di spazi completamente diversa. Agli inizi della mia carriera, i posti erano assegnati e le scrivanie venivano personalizzate con le piantine grasse e le foto dei figli e dei mariti, il telefono fisso e tonnellate di carte impolverate. Alle pareti, poster o foto ricordo di viaggi. Nei cassetti si infilava di tutto: dalla crema per le mani, lo smalto, alla cancelleria. C’erano gli armadietti con le chiavi, e i cosiddetti “étagères”, piccoli scaffali dove sistemare le proprie cose. Uno spaccato di storia aziendale descritto alla perfezione dalla penna attenta e efficace di Myriam Defilippi nel suo articolo Orfani di scrivania.

Adesso nulla è come allora, gli spazi cono condivisi e le postazioni vengono prenotate di volta in volta tramite una app aziendale. 

Coltivare relazioni extralavorative è sano e doveroso

E quindi, lasciato alle spalle l’open space e l’hot desk (la scrivania scaldata da altri prima di voi), nel caso abbiate lavorato in un’azienda, per essere felici nella vostra vita in pensione, avrete bisogno di rimpiazzare quei legami creatisi nell’ambiente di lavoro, qualsiasi esso fosse, con nuove reti di relazioni. Se poi avete definito i vostri colleghi come la vostra seconda famiglia, beh, c’è un bel lavoro che vi attende, se non ci avete pensato già per tempo.

Alla ricerca della tribù

Avrete bisogno di trovare la vostra tribù, anche perché avere un senso di appartenenza e una forte connessione sociale sono strumenti potenti per incrementare la vostra autostima. Potrebbe trattarsi di un gruppo formale di persone, come ad esempio il Rotary della vostra città, oppure una scuola di tango, il gruppo della scuola di yoga, un club dei fotografi, il gruppo di lettura. Oppure, potreste cercare occasioni di incontri meno formali, come trovarsi con degli amici per un caffè in un giorno della settimana, o andare a camminare con gruppi di walkers alla scoperta di angoli nascosti della vostra città, o luoghi di interesse nel territorio (ce ne sono parecchi in tutta Italia). 

Parti dalle passioni e trova la tua tribù

Blawalk Smart Walking, ad esempio, sono piattaforme dedicate a chi ha la passione di camminate di gruppo; sui social trovate molti gruppi online. Chiedete di essere ammessi nelle loro chat, così da potervi unire alle escursioni. 

Se vi piace cantare, un gruppo corale può essere un’ottima soluzione. Mi viene in mente quello in cui partecipa una carissima compagna di università, dalla voce raffinata e potente, quella che avrei sempre sognato di avere e che stavo ore ad ascoltare mentre si accompagnava alla chitarra, i libri da parte. Mi riferisco ai BluBordò di Padova “L’unica cosa migliore del canto è cantare ancora di più”; li seguo spesso nelle loro performance e, guardando la loro felicità e il successo di pubblico quando si cimentano in effetti corali in perfetta sintonia, mi ritorna sempre una gran voglia di imparare a cantare. Penso a quella voce, a quella chitarra, a quei libri lasciati da parte per non rovinare il pathos. 

La tribù, nemica del divano e amica della longevità

Il semplice fatto di aggiungersi a una tribù facilita un senso di appartenenza e di ingaggio, oltre a farvi mantenere le debite distanze dal divano. E ha il magico potere di incrementare quell’atteggiamento di positività e di apertura che sono indispensabili per vivere in modo attivo nella socialità. Hanno il dono di tenere lontana la solitudine, facendo qualcosa di appagante, tutti ingredienti chiave per vivere bene la longevità.

Trova la tua tribù: un'altra regola d'oro per la vita in pensione

Conclusioni

Trovate la vostra tribù. La socialità è una delle colonne portanti del benessere, lo dicono tutti gli esperti di longevità. Al contrario, la solitudine e l’isolamento possono comportare un aumento del 30% dei rischi di malattie cardiocircolatorie e addirittura di mortalità. 

Quindi, datevi da fare. 

    E ora tocca a te:

    • Hai trovato la tua tribù o non ancora?
    • Sulla base dei tuoi interessi, dove pensi di trovarla?
    • Hai bisogno di suggerimenti? Commenta sotto l’articolo, ti leggo sempre volentieri. 

     

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